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Quando non ce la fai più
In questi giorni di post Sanremo leggo sui social delle vere e proprie elegie per la canzone di Simone Cristicchi "Quando sarai piccola" che parla di sua madre affetta da Alzheimer. A me invece quando la sento mi fa partire una bestemmia, perché fa sembrare il prendersi cura del malato una cosa nobile, poetica quando invece di nobile e poetico non c'è nulla. Capisco il cantare l'amore per la madre malata, non capisco il far sembrare la cosa addirittura divertente. Nel brano si legge 'Quando ti prenderò in braccio e sembrerai leggera come una bambina sopra un’altalena' ... bello, sembra una visione bucolica. Nella realtà quando prendi in braccio un tuo caro che è leggero come se fosse sull'altalena è per portarlo in bagno e doverlo pulire perchè si è sporcato. Cosa c'è di poetico in questo?
Cristicchi nasconde la fatica, ma soprattutto nasconde la solitudine, perchè chi ha un malato in casa è solo. All'inizio hai i parenti e gli amici che son lì quasi tutti i giorni, poi le visite diventano sempre più rade, fino quasi ad annullarsi, perchè ognuno di loro ha la propria vita, la propria famiglia, i propri interessi e tu non ne fai più parte. Da quando cominci ad occuparti del malato per te non ci sono più serate in pizzeria, al cinema, a teatro, con gli amici, non ci sono più concerti, nessun weekend fuori casa, nessuna vacanza, nessun natale, nessun capodanno, non ti resta niente, perchè non hai più una vita, perchè ora la tua vita appartiene alla malattia che è come un mostro che si nutre non solo della sofferenza di chi vuoi bene, ma anche della tua solitudine. Quando poi arrivano le ferie, mentre gli altri se ne vanno a Ibiza, a Parigi, a Sharm El Sheik, alle Maldive, tu sei lì a casa, perchè non ti puoi allontanare e finisci col maledire quei giorni perchè almeno quando lavori ti distrai, hai qualcuno con cui parlare, ridere, scherzare, litigare, invece a casa sei solo, tu e il malato, nessun altro. E bestemmi.
In Italia mandiamo alle terme chi ha la sinusite ma non c'è niente per chi non ce la fa più. Perchè ad un certo punto arrivi al limite. Solo Dio sa quante volte ho maledetto la vita, solo Dio sa quante volte avrei voluto morire. Quando leggo notizie terribili di qualcuno che ha ucciso il parente malato e poi magari si è suicidato, lo capisco, eccome se lo capisco. Di fatto chi ha un malato in casa è abbandonato a sé stesso, per lui o lei, non c'è niente, perchè sta bene, non ha nessuna malattia, ma non è così.
La malattia non è fisica, è mentale. Tutte le attenzioni sono riservate al malato, nessuna per chi lo accudisce. In Italia non esiste neppure un supporto psicologico, non esiste niente. Anche se trovi chi può assistere il tuo caro per qualche giorno, non puoi andare dal tuo datore di lavoro a dire che hai bisogno di una settimana di ferie, perchè nel 99% dei casi ti manda a quel paese, nel restante 1% sei fortunato perchè hai un principale, un superiore, che capisce la situazione e ti dice di andare a riposarti, a rigenerarti e non preoccuparti che al lavoro ci pensano loro. Sono mosche bianche.
Puoi prenderti una settimana di malattia, ma a che serve? Sei sempre lì a casa perchè ti può arrivare il controllo. Nessun medico scriverà mai sul certificato di malattia "luogo di degenza Hotel Miramare - Rimini". Se lo facesse in tempo zero si ritroverebbe gli ispettori in ambulatorio e vai a spiegare loro che il tuo paziente non ce la fa più, che è esausto per la situazione di merda che ha in famiglia. Allora preghi Dio che ti mandi quella stramaledetta sinusite, così almeno puoi andare alle terme, ma quasi mai Dio esaudisce le tue preghiere e non sei neppure depresso, magari lo fossi, la depressione è una malattia riconosciuta, tu semplicemente ti vorresti sparare, vorresti che tutto finisse, ma non finisce mai.
Ecco vorrei uno stato che riconoscesse la fatica dell'accudimento, certo hai diritto a permessi per portare il malato dal medico o a fare degli esami, ma per te non c'è niente, tutto converge su chi ti ha sconvolto la vita, non volontariamente certo, ma di fatto te l'ha sconvolta. Tu per lo stato non esisti e non hai alcun diritto, del resto stai bene, non hai nessuna malattia fisica, allora perchè preoccuparsi? Poi apri il giornale e leggi la notizia terribile e ci fai un pensierino, fugace, ma lo fai. Ci vorrebbe un ente, qualcuno, qualcosa, che ti sostituisse ogni tanto e ti permettesse di staccare la spina, anche solo per pochi giorni, invece in Italia non c'è, perchè nessuno ti considera.
Per questo la canzone di Cristicchi mi fa bestemmiare, perchè fino a quando considereremo nobile prendersi cura del malato senza considerare la solitudine che ci sta dietro, non capiremo mai che di malati ce ne sono due, il primo chi è affetto dalla patologia, il secondo chi gli sta accanto.
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